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Il paese dei dazi

Lavis fu per secoli ufficio daziario ripartito in due rami: quello stradale, lungo l’antica Via Imperiale presso il vecchio ponte, e quello fluviale, situato presso il ponte dei Vodi sull’Avisio, che regolava il commercio del legname. La fluitazione sull’Avisio ha una storia antica e si collega al difficile rapporto tra le risorse arboree della montagna e la scarsità delle vie dei mezzi di comunicazione. Con l’avvento della Repubblica di Venezia e quindi con la forte richiesta di materiali per le flotte mercantili e militari, il commercio del legname della valle dell’Avisio subì un impulso destinato consolidarsi e ad affermarsi anche nei secoli successivi. I tronchi tagliati sulle valli fiemmazze e cembrane venivano raccolti nell’alveo del torrente secondo le caratteristiche menade o menatte e trasporti a valle secondo la corrente. Le menade di legname consistevano in migliaia di tronchi di diverse dimensioni che venivano convogliate lungo il torrente approfittando delle piene primaverili ed estive. L’operazione non era piena di rischi e di diffficoltà da parte dei boscaioli che erano costretti ad accompagnare i tronchi lungo le impervie strettoie, i numeroi balzelli e i siti di ristagno dell’acqua. Inb questo modo il legname raggiungeva la località ai Vodi (dal latino Vadus = guado, ma anche porto o deposito) proprio dove il torrente si congiunge con l’Adige.

Qui esistevano un dazio ed una serie di segherie, dove il legname veniva catalogato, tagliato e sistemato in grandi zatteroni, che venivano trasportati lungo l’Adige passando per il porto fluviale di Borgo Sacco, dove la merce veniva definitivamente classificata e convogliata verso le pianure.

La fluitazione riguardava sia il legname da opera che la legna da ardere ed era all’origine di una serie di contrattazioni e dispute sull’entità del dazio e sulla quantificazione dei danni che il passaggio delle marce poteva arrecare alle Roste mercantili.

Il traffico lungo l’Adige, che alla fine del Medioevo era già fondamentale arteria commerciale che collegava l’Europa a Venezia, si effettuava in entrambi le direzioni. In questo modo una grossa zattera, che poteva trasportare anche viaggiatori, impiegava da Trento a Verona 24 ore; mentre un barcone di merci trascinato da cavalli a terra, giungeva alla città scaligera al capoluogo trentino in 5-7 giorni.

Lungo il ponte sull’Avisio si andava intanto consolidando l’attività daziaria stradale collegata ai traffici tra Germania ed il Mediterraneo. Le tasse sulle merci trasportate venivano applicate sia sulla sponda tirolese che su quella vescovile del fiume tramite due uffici daziari. In questo modo e grazie all’aumento delle attività commerciali e finanziarie legate al dazio, il paese di Laviso vivrà in pieno una sua stagione rinascimentale che coincise con una grande espansione architettonica, urbanistica e culturale che segnò lo sviluppo della cittadina lungo tutti i secoli dell’epoca moderna. In questo florido periodo di sviluppo la borgata divenne un vero e proprio centro commerciale e fieristico, tanto da tanto da elevarsi a rango di Marktgemeinde, comune con nercato. Testimonianza di quest’epoca di grande splendore rimane ancora oggi la Sagra o Fiera della Lazzera, una manifestazione che affonda le sue radici negli antichi mercati agricoli e del bestiame che si svolgevano originariamente a San Lazzaro e che successivamente vennero trasferiti a Lavis.

Nel 1700 il borgo venne definito come "il più importante e più bel paese della signoria di königsberg" di cui era centro nevralgico e politico, giuridico ed amministrativo. In quel tempo di sviluppo economico sorsero, lungo le vie del centro e l’antica Strada Imperiale, una serie di edifici e residenze di impeccabile eleganza quali i palazzi Benamà-Sette, Conti Sardagna, Gislimberti, de Maffei-del Rio, Eggen dalle due Spalle, de Schulthaus, Dal Sale, de Coredo, de Concini, oltre ai palazzi Vicariale e Capitanale. Ma l’epoca successiva porterà con sé anche l’inevitabile declino legato in primo luogo alla fine degli equilibri e dei confini politici precedenti. Il congresso di Vienna del 1815 ratificò il dominio dell’Austria ed incluse il distretto di Trento nella nuova provincia del Tirolo, fatto che segnò la chiusura della barriera del dazio con pesanti conseguenze economiche che possiamo immaginare. La fluitazione conobbe da parte sua un lento declino in seguito alla costruzione, nel corso del 1800, dei primi collegamenti stradali con la valle di Cembra. Un altro duro colpo per questa attività si registrò con la costruzione della Ferrovia del Brennero e della Trento-Malè, che tolsero a Lavis la peculiarità di porto fluviale e spostarono il trasporto del legname dall’acqua alla strada ferrata. Il corpo mortale per questa attività si ebbe infine con la costruzione, iniziata nel 1880, della serra o del Zambel di San Giorgio, un imponente sbarramento lungo l’Avisio costruito poco sopra l’attuale ponte di ferro e concepito come difesa permanente contro le piene. La struttura impedì in modo pressoché definitivo il passaggio del legname verso l’Adige.

Tratto da "Colline Avisiane"- 2000


 

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