Il paese del ponte
La storia di Lavis e delle sue
frazione è caratterizzata dal continuo passaggio
di uomini e di merci: da Nord a Sud lungo le antiche
vie di comunicazione europee e da Est a Ovest lungo
il corso dellAvisio, il fiume dal quale il borgo
prende il nome.
Per secoli il "Paese del
ponte sullAvisio", (Pons Avisii, Villa Ponti
Avisii, nelle terminologie antiche), ha dunque rappresentato
un punto di transito obbligato anche per via delle difficili
condizioni della valle dellAdige la quale, fino
a tutto il Medioevo, era ridotta ad una serie continua
di paludi e acquitrini. Una caratteristica ben documentata
anche nelle cronache del tempo se pensiamo che la zona
era nota per la presenza di diversi laghetti originati
dal paesaggio, spesso capriccioso, dellAdige.
Le difficili condizioni di transito
erano dunque allorigine di alcuni problemi ricordati
allorigine anche da Albrecht Dürer nel 1419
in occasione del suo primo viaggio verso Venezia. Giunto
in prossimità di Trento, lartista tedesco
fu infatti costretto ad optare per il passaggio ad Est,
verso la valle di Cembra, in quanto la piana dellAdige
era completamente allagata.
Oltre al luogo di transito, a
partire dal XIII secolo Lavis divenne famoso anche come
paese di confine tra la Contea del Tirolo e il Principato
Vescovile di Trento. Il paese del ponte assumerà
così una grande rilevanza territoriale, tanto
che verrà considerato anche come il limite a
Sud della germanizzazione e quindi come la vera frontiera
tra il mondo tedesco e quello latino.
Accanto alla frontiera politica,
che contribuì ad elevare Lavis a rango di porto
commerciale di rilevanza internazionale grazie ad una
fiorente attività daziaria, non va dimenticato
il ruolo del villaggio come frontiera geografica rappresentata
dalla confluenza, nelle pianure di Trento, del torrente
Avisio nel fiume Adige.
Questa peculiarità fece
il Pontavisio un porto fluviale tra i più importanti
della regione, punto di passaggio di smistamento del
legname della valli di Fassa e di Fiemme trasportato
sullacqua verso le pianure venete e lombarde.
Accanto
alla fluitazione del legname, il torrente Avisio rappresentò
inoltre una formidabile fonte di energia che consentì
lo sviluppo di innumerevoli mulini, segherie, concerie,
fucine e centri artigianali per il lavaggio dellargento
ricavato dai Busi Canopi, ovvero le miniere che sorsero
sulle colline dellabitato. Nella perfetta congiunzione
tra strade e fiumi, elementi fondamentali dello sviluppo
del nostro tempo, è dunque possibile rintracciare
gli elementi costitutivi del cosiddetto genius loci,
vale a dire dellessenza, e delle caratteristiche
principali e delle identità delle località
descritte in questa guida.
Da questa lettura del territorio
in questione si possono dunque distinguere le zone dacqua,
caratteristiche degli antichi porti fluviali rappresentati
dagli abitanti di Lavis e Nave San Felice, che legano
il loro nome, la loro funzione e la loro storia ai fiumi
Avisio ed Adige. Noteremo inoltre le zone di monte,
caratteristica degli abitanti di Sorni, Spon e di tutti
i masi, intesi come agglomerati medievali utilizzati
come punto di riferimento e di servizio alla colonizzazione
delle colline avisiane. E infine ci si potrà
soffermare sulle caratteristiche della zona intermedia,
tra lacqua delle pianure atesine e la montagna,
rappresentata dallabitato di Pressano, antico
porto di terre e stazione di transito dei traffici commerciali
lungo le antiche Via Claudia Augusta ed Imperiale.
Tratto da "Colline Avisiane"-
2000
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