Il Sindaco
Tomasin Graziano
Premessa

   

Il giardino dei Ciucioi costituisce un autentico biglietto di visita del nostro territorio.
La sua collocazione sulle pendici del doss Paion, rivolto verso sud, lo rende visibile a tutti coloro che entrano nella nostra borgata. E l’aria di mistero che lo circonda né aumenta l’attrattiva. Purtroppo lo stato di abbandono in cui versa rischiava di comprometterlo definitivamente. Per questo l’Amministrazione comunale ha ritenuto di acquisirlo al patrimonio pubblico e contestualmente ha promosso una collaborazione con l’Università di Venezia per divulgare la conoscenza del sito, offrire un’occasione di studio e raccogliere idee per la progettazione del ripristino del giardino.
Siamo lieti quindi di presentare ed offrire a tutti gli interessati questo CD che raccoglie i lavori prodotti dagli studenti della facoltà di architettura dell’Università di Venezia.
Si tratta, come avrete modo di apprezzare, di un insieme molto articolato di proposte che rendono ancora più stimolante l'opera di ripristino.
L’Amministrazione comunale ringrazia quindi i professori e gli studenti dell’Università di Venezia per questo loro lavoro che aiuterà a far conoscere ed apprezzare ancora di più il nostro territorio ed in particolare il giardino dei Ciucioi.
L’auspicio e l’impegno nostro è quello di proseguire fino al completamento progettuale e realizzativo dell’intervento di ripristino per valorizzare un sito unico e del tutto originale, rendendolo disponibile per tutti.



Architetto Simoncelli Bianca Maria
Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale

Un luogo fatato tutto da scoprire

Forse la maggior parte delle persone che transitano sulla strada statale per il Brennero non notano, sulla collina che sovrasta il centro storico di Lavis, una torre semi diroccata. Eppure quella torre è il segnale dell’esistenza di un piccolo mondo nascosto .
Infatti quando ci si avvicina e si alzano gli occhi si rimane stupiti e un po’ spaventati dall’imponenza delle immagini che si intravedono fra la vegetazione.
Ed è proprio “l’immagine” l’obiettivo ricercato dal suo ideatore, che si è probabilmente ispirato al giardino romantico ottocentesco.
Questo luogo è frutto della fervida fantasia e dell’ingegnosità di Bortolotti Tommaso di Lavis che nella metà dell’ottocento ideò e realizzò questa struttura.
NeIl’opera, “l’artista” ha cercato di creare angoli ed immagini suggestive che catturano il visitatore e lo portano, attraverso passaggi scavati nella roccia o esposti sulla valle, in luoghi magici: la serra con le aperture ad arco a tutto sesto, il pensatoio riparato i una nicchia nella roccia, il frontone di una chiesa con l’orologio scolpito direttamente nella parete del dirupo.
E poi ancora, la camera dei fuochi con tutti i cunicoli per convogliare il fumo umido ai vari livelli e poter scaldare la terra nei mesi più freddi, la sala del grande camino e il passaggio porticato che porta alla torre.
Tutto questo sembra un grande gioco fatto dall’uomo con la complicità della natura, ed è proprio con il piacere della scoperta, della ricerca della giocosità, del godere della natura e lavorare con essa per raggiungere un qualche cosa di artificioso ma gradevole che è stata affrontata la collaborazione con gli studenti del corso di Arte dei Giardini.
Una ventata di novità, alcune anche irriverenti e sfrontate, ma che permettono di vedere il territorio in maniera diversa e di volare con la mente: cosa che sarebbe piaciuta anche al sig. Bortolotti.

 

 

 

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