|
1. L' oggetto misterioso
Dal bando di concorso:
Si propone la sistemazione del giardino terrazzato
de I Ciucioi a Lavis (Tn). Il giardino, di formazione ottocentesca,
si è formato su terrazzamenti di tipo agricolo e presenta molti
elementi propri del giardino allitaliana. Al termine di un lungo
periodo di abbandono, il Comune di Lavis intende ora riproporlo come un
elemento singolare della struttura urbana, in parte recuperandolo, in
parte proponendone una trasformazione. Anche in preparazione al nostro
concorso di idee, larea è stata disboscata e
ne è stato effettuato il rilievo.
La storia
La storia è gracile, parla succintamente di Tomaso Bortolotti (Lavis,1796-1872),
un uomo schivo che da solo o con pochi aiuti si é costruito un
giardino. Di questo giardino complesso egli fu anche larchitetto.
Morì durante un temporale battendo il capo su una pietra, quando
il vento rovesciò la scala con cui voleva chiudere i vetri della
serra.
Dunque un giardino privato nel senso più proprio, probabilmente
aperto ai visitatori, ma senza alcuna preoccupazione di dimostrare o rendere
comprensibili le proprie leggi interne. C'è evidentemente un programma
nelle strutture, ma nessuna immagine, nessuna scritta che aiuti ad individuarlo.
Si possono intravedere figure tratte da giardini famosi, da libri, si
capisce che certi passaggi del percorso non possono essere solo funzionali,
ma non sono noti documenti, non c'è un'intervista o il ricordo
di qualche conversazione con lautore.
Esiste un progetto unitario? O, più probabilmente, il giardino
è stato pensato in più fasi, mano a mano che la costruzione
si definiva senza riuscire a comprendere tutto quello che Bortolotti avrebbe
voluto? Ogni elemento vale per sé o è collegato agli altri,
come il capitolo di un libro? Di per sé l'opera è paratattica;
se esiste un nesso tra le sue diverse parti è esterno (letterario,
religioso, filosofico) e solo la conoscenza di questo pensiero potrebbe
permettere di comprendere la regola. Le diverse parti del giardino si
sono susseguite secondo un principio progressivo di accrescimento, comune
nelle costruzioni rurali, oppure tutto il complesso è stato pensato
intenzionalmente come un'opera aperta a molte interpretazioni?
Ci sono cose semplici da capire: la tecnica principale utilizzata è
quella del terrazzamento, usuale all'intorno e facile da mettere in atto,
ma sono molti i muri costruiti a contrafforti, che richiedono invece conoscenze
specializzate e che venivano usate di norma per costruzioni più
complesse, come strade o ferrovie. Viene usata estesamente anche la tecnica
della galleria (specializzata) e la costruzione a volta (comune).
Se si guarda al giardino, emerge la conoscenza approfondita della tipologia
del giardino di lago, così come si viene costituendo nel XIX. sec.
nell'area prealpina, con le sue due ossessioni: gli agrumi e le piante
della laurisilva. Le figure delle costruzioni nascono dai manuali darchitettura
dellOttocento: rimandano alla scoperta dellOriente, a Palestrina
ed ai giardini Farnesiani sul Palatino, al gusto romantico per la rovina
gotica.
Ci si trova di fronte ad una persona di grande qualità e di grande
cultura, forse un autodidatta ferocemente attento alla propria costante
educazione. Una persona che aveva presenti molte delle questioni del suo
tempo, almeno per quanto riguarda i giardini. Può darsi che sia
riuscito a ricostruire le questioni che intrigavano il mondo di allora
solo sulla base della propria sensibilità, ma certo il parallelo
con molti elementi delle coeve realizzazioni francesi non sembra casuale.
Daltra parte, una persona che si procurava piante rare non poteva
vivere isolato, semmai era collegato ad una delle straordinarie ed ancora
poco studiate reti di comunicazione della prima epoca industriale. Sarebbe
interessante sapere quali sono stati i suoi viaggi e quale la sua biblioteca.
Le parti e la geometria
Lelemento più imponente del complesso è il sistema
trapezoidale delle terrazze, che mantengono la stessa figura sia che si
leggano in pianta o in alzato. Le due scale laterali entrano ed escono
dalla roccia: solo immergendosi ad ogni rampa nelle tenebre della montagna
è possibile uscire alla luce per scoprire un nuovo livello. Per
di più, mentre dal livello superiore è possibile vedere
il cammino percorso, la cosa è invece impossibile dal basso. La
ripetizione continua di questo meccanismo costringe a dargli uninterpretazione,
da quelle letterarie (Dante e Purgatorio), a quelle architettoniche (Palestrina),
allanalogia spontanea, anche se anacronistica, con i livelli del
videogioco. L'ultimo tratto del percorso è difficile e pericoloso
ed infine quello che sembrava il santuario si rivela una semplice facciata.
Il santuario è ancora da fare? oppure non ha senso? oppure ancora
il giardino allude alla realtà esterna senza potervisi sostituire?
Ma vi sono altre domande: perché le terrazze sono scavate nella
montagna sulla destra e si incastrano invece in unaltra figura sulla
sinistra? Perché costruire accuratamente unimmagine che può
essere colta solo dalla montagna di fronte?
Il secondo sistema terrazzato è più facilmente leggibile,
con il richiamo evidente a molte esperienze simili nel giardino allitaliana:
logge e grotte sovrapposte, scale a forbice, apertura al panorama del
paese e della valle. Altrettanto esplicita è la zona alta del giardino,
dove si finge un castello medievale, con torri, mura merlate, un magnifico
porticato. Una struttura del tutto analoga a molte altre del periodo romantico.
Ma la figura più coinvolgente è la torre dingresso
al giardino, straordinaria immagine attaccata alla roccia, circondata
da un percorso labirintico in parte esterno ed in parte interno alla montagna.
Ad ogni giro vengono riproposte le due esperienze fondamentali che caratterizzano
il giardino: limmersione nel buio e luscita alla luce, la
misura del percorso fatto ed il distacco dalla realtà esterna.
E condizione necessaria di ogni giardino il distacco dallintorno,
per essere condotti allinterno di un mondo diverso; il meccanismo
normale per segnalare la separazione è il recinto ed il muro. In
questo caso abbiamo invece una soluzione di estrema raffinatezza, in cui
il distacco è ottenuto per gradi, usando come meccanismo lascesa
ed il mondo esterno non scompare, ma diventa inaccessibile.
E difficile sfuggire alla tentazione di classificare i Ciucioi
tra i giardini massoni o che propongono unesperienza simbolica e
non solo sensoriale. Ma i documenti mancano e sappiamo quanto sia complesso
e difficile interpretare i simboli del giardino.
La pietra ed i ruderi
Il paese creato dalla piattaforma porfirica atesina è rosso, ma
non è il rosso vivo e sanguigno delle porfiriti egiziane, assomiglia
invece spesso alla ruggine del ferro. E' misterioso come tutti i prodotti
vulcanici e se la dolomia emersa dal mare si colora delicatamente seguendo
il corso del sole e della luna, il porfido invece produce un paese scuro,
che sinfiamma solo al tramonto.
Passando per la valle, le grandi pareti di roccia si susseguono alle frane
e le sottili linee dei muri di terrazzamento sinseguono formando
arabeschi. Gran parte di queste montagne di porfido sono fatte di tufi
incoerenti, che con il gelo tendono a sgranarsi e collassare; le ignimbriti
invece si scagliano, si spezzano, si dividono in lastre o in colonne.
I torrenti pensili sulla Valdadige si sono scavati canyon strettissimi
e profondi e le strade che li attraversano, spesso quasi sovrapposte all'acqua,
sinterrompono ad ogni pioggia consistente, sepolte dalle frane.
E' una pietra durissima, che si lavora con difficoltà a spacco,
dopo aver forzato e separato le lastre. Da sempre gli abitanti la usano
per costruire le case ed i terrazzamenti per i vigneti e un poco per le
difficoltà di lavorazione, un poco per le necessità dell'uso,
hanno creato con essa un paese potente e rustico, dove la luce si spezza
su ogni pietra.
Di queste pietre è fatto il giardino Bortolotti; una gigantesca
scenografia senza spessore, che nasce dal desiderio di modellare la terra
e la roccia, di articolarle come nelle strade pensili o nelle grandi fortificazioni
di confine e che come queste ha anche una parte nascosta nel muro spesso:
stanze e scale in galleria, un sistema complesso di approvvigionamento
dellacqua e del calore. Interamente coperto dal bosco ceduo, il
giardino appare e scompare con le stagioni: a qualche viaggiatore rimane
impresso, altri non riescono nemmeno a vederlo. Basta poco perché
torni alla natura, come le città abbandonate nelle foreste; i crolli
producono uno spazio diverso, il gelo e lacqua si accaniscono sulle
parti più articolate e deboli e fanno emergere le strutture più
forti, ma come rudere e non più come parte finita.
2. Come avvicinarsi
Dal bando di concorso:
Il prodotto richiesto è analogo a quello previsto in un concorso
per idee.
I materiali di base forniti possono sembrare incompleti: in realtà
essi simulano la conoscenza imprecisa propria di qualunque progettista,
quando si avvicina ad un luogo diverso dalla propria città.
Questo rende necessario un atteggiamento umile e disponibile alla verifica.
Daltra parte invita a ricercare nella propria esperienza disciplinare
(e non in considerazioni esterne di opportunità) gli strumenti
per la soluzione di progetto.
Infine introduce un elemento aleatorio, che è la migliore (per
quanto rozza) approssimazione alla realtà.
storia o non storia
Tradizionalmente allinterno della scuola affrontare un tema complesso
come il giardino de i Ciucioi, che già ad una prima
lettura rivela motivazioni e realizzazioni complesse, richiederebbe una
approfondita analisi storica. Ma qui non cè tempo, perché
il corso è anche unattività burocratica determinata
e finita nel tempo, non ci sono documenti e soprattutto: serve?
L'attenzione alla storia, che ha aiutato ed oppresso larchitettura
italiana del secolo scorso ha molto migliorato la conoscenza delle città
e dei suoi edifici, ha impedito molte distruzioni inutili ed ha soprattutto
reso coscienti tutti della necessità di salvaguardare e mantenere
leredità del passato, ma certo non ha migliorato la qualità
degli edifici nuovi. La straordinaria metafora delleredità
comune, di cui tutti siamo partecipi ed orgogliosi (come è giusto
che sia per gli eredi), si è rivelata uno slogan credibile e vincente
e di essa abbiamo tanto più bisogno ora, quando iniziamo la battaglia
per salvaguardare qualche brano del paesaggio storico rimasto. Salvare
un paesaggio è ovviamente molto più laborioso che salvare
un edificio e non può essere fatto senza che il pubblico lo conosca,
lo apprezzi e lo senta suo.
Ma tutte queste considerazioni non hanno a che fare con il progetto, che
si costruisce su obiettivi diversi e con tecniche diverse. Sembra quasi
impossibile che si siano potute confondere nella stessa classificazione
due situazioni così nettamente separate: cè qualcosa
dellarbitrarietà della divisione in classi borgesiana in
questa volontà ideologica di unificazione.
Al di là di questo, una motivazione fondamentale spiega questa
separazione netta: larcheologia e la storia migliore hanno come
loro obiettivo la riduzione di molteplici ipotesi di rispondenza al vero
ad una sola, più probabile; mentre larchitettura è
mitopoietica, costruisce immagini diverse a partire dagli stessi materiali,
senza che si possa affermare che luna soluzione sia migliore dellaltra
sotto il profilo della probabilità. Molte soluzioni diverse sono
tutte legittime e possono essere giudicate solo in base alla coerenza
interna, alla rispondenza alle ipotesi iniziali dichiarate, piuttosto
che per il loro avvicinamento ad una situazione ideale e normativa.
restauro o non restauro
Nella cultura italiana è un dogma che ogni manufatto antico (e
ormai per legge sono antichi gli oggetti di cinquantanni) debba
essere restaurato in modo scientifico o comunque utilizzando tecniche
particolari. Così abbiamo salvato molte cose belle e molte del
tutto inutili, abbiamo dato origine a dei problemi (perché a volte
loggetto restaurato non è più leggibile o è
sottratto alla fruizione del visitatore comune) ed incoraggiato alcune
adorabili perversioni, come le mostre di radiografie di opere darte.
Soprattutto abbiamo certificato una rottura della continuità storica
con gli oggetti che abbiamo ereditato: diventano tabù perché
siamo certi che li rovineremmo e non saremmo in grado di costruirne di
simili.
Andando ancora più a fondo: non crediamo che unarte analoga
possa ancora esistere ed infatti deleghiamo il restauro a tecniche ed
attrezzature fantascientifiche. Si tratta di un atteggiamento lineare
e coerente, ma non sarebbe male ricordare che molto vicino a noi, in Francia,
ci si avvicina alle opere del passato con meno difficoltà e le
loro cattedrali (spesso false e quasi bianche) continuano a meravigliare.
Nellarea alpina poi, i problemi della manutenzione del legno e dellintonaco
fanno passare in secondo piano qualsiasi feticismo del pezzo originale
e gli interventi sono orientati invece dalla tipologia e dalla tradizione.
Unultima osservazione: alcune delle opere darchitettura più
belle del dopoguerra italiano sono manipolazioni calibrate su edifici
storici per farne musei. I giapponesi le studiano e le amano ancora. Noi
cominciamo a pensare che non siano scientifiche nè dal punto di
vista del restauro, nè da quello museografico. Per la sistemazione
del Museo del Castello Sforzesco a Milano si è già proposta
la demolizione.
3. Come progettare
Dal bando di concorso:
Il concorso ha come obiettivi:
- la conoscenza degli strumenti propri della progettazione degli spazi
aperti;
- la proposta di idee non convenzionali e dotate di alto grado di astrazione
per la sistemazione del giardino terrazzato de i Ciucioi a
Lavis (Tn).
Il progetto dovrà contenere un riferimento alla scala urbana, piante
e sezioni significative, almeno una prospettiva o assonometria, dettagli
costruttivi. Tutto sarà riassunto in due tavole in formato A1 verticale
(h 84 cm x l 60 cm).
Il bando
I progetti nascono dallinteresse
del Comune di Lavis per la riscoperta del giardino esistente e dal desiderio
dellIUAV di collaborare con gli Enti locali e rendere visibili al
di fuori dell'università le tesi ed i prodotti dell'attività
didattica. Hanno lobiettivo primo di familiarizzare gli studenti con
la sistemazione degli spazi aperti e si presentano nel loro complesso come
il risultato di un concorso didee, ricco di soluzioni alternative
ed appassionate, anche se acerbo nell'impostazione tecnica.
Lastrattezza dei lavori, come ogni medaglia, ha due facce: da un lato
pesa come una maledizione biblica sulla scuola italiana, ma dallaltro
permette di mettere a fuoco le questioni nodali, concentrando lattenzione
su un ventaglio di ipotesi alternative. In questo ha un compito importante
per la conoscenza e per laddestramento dei giovani architetti.o I
problemi
Dal punto di vista del progetto alcune questioni sono centrali. Anzitutto
è necessario leggere il giardino e distinguerne le parti. Nel giardino
Bortolotti non si tratta semplicemente di riconoscere i segni costruiti
che guidano lopera del giardiniere, secondo la regola dellAmmannati,
si tratta piuttosto di impadronirsi di una struttura incredibilmente forte,
che ha due figure di riferimento possibili: la cava o la città abbandonata.
Bisogna lottare con queste due figure per estrarne il senso o sovrapporvene
un altro.
Si è già accennato ad altri problemi: entrare/uscire, salire/scendere.
I riferimenti possibili sono molti ed ovvi, suggeriti dalla presenza incombente
della montagna. Tra le tipologie proprie dellarchitettura del paesaggio
almeno due meritano attenzione:
- il percorso di espiazione e di purificazione verso il santuario (che qui
si rivela beffardamente ed enigmaticamente inesistente);
- la costruzione delle strade pensili allimbocco delle valli laterali
nel XIX. secolo, che per la prima volta applicano alla tecnica viaria costose
soluzioni di ingegneria mineraria e militare.
Ancora: lalternarsi di luce e buio. E una tecnica appena accennata
nei giardini barocchi, che viene ripresa ed esaltata nel giardino romantico
(villa Gregoriana a Tivoli). Come già detto, la sua ripresa ossessiva
nel giardino Bortolotti sembra rimandare ad un rituale iniziatico, ad un
progressivo straniamento dal mondo quotidiano per entrare in un mondo nuovo.
Infine non è possibile sfuggire ad una presa di posizione sul tema
della visione: è necessario confrontarsi con i problemi della prospettiva
raccorciata, della specularità, della visione da dentro e da fuori,
della visione obbligata, della visione dall'alto e dal basso.
le soluzioni
I gruppi di soluzioni proposti individuano altrettanti atteggiamenti progettuali
nei confronti del giardino esistente. Sono probabilmente anche gli unici
che nella nostra situazione culturale possano essere pensati e messi in
atto.
reinterpreto
I progetti che reinterpretano si pongono da un punto di vista problematico
e meditativo. Si confrontano con lesistente come con unopera
incompiuta, che abbia al suo interno una logica non ancora pienamente espressa,
da afferrare e portare a compimento. Il rudere è il primo elemento
di confronto: si potrà intervenire, ma staccando nettamente lintervento,
e rifiutando la mimesi. Parallelamente è possibile perseguire la
separazione delle parti e la loro riconoscibilità. Il percorso può
essere individuato come sutura tra gli elementi oppure enfatizzato con soluzioni
tecnologiche.
In alternativa, alcuni progetti considerano il giardino come macchina per
la produzione di emozioni inattese. Ripensano alle rocce e propongono unarchitettura
che riproduca la natura e mimi il suo processo formativo e disgregativo.
Altri progetti leggono il giardino a partire da riferimenti analoghi: lo
ziggurat, Palestrina, lIsola Bella. Oppure tentano la costruzione
di uno spazio emozionante a partire da macchine nascoste: acqua o giochi
e sorprese. Un ultimo gruppo introduce funzioni nuove: il tema della biblioteca
ritorna sempre e forse lascia scettici, ma non bisogna dimenticare che la
biblioteca é per chi studia un luogo importante di incontro.
restauro
Il restauro del giardino è
loperazione più semplice, ma non ovvia. Corrisponde ad un atteggiamento
di rispetto (tacere, se non si ha da dire) e ad un giudizio esplicito di
completezza del luogo, che non solo ha espresso le proprie potenzialità,
ma continua ad arricchirsi, perché mostra con evidenza i segni del
tempo. Spesso questi progetti non propongono nemmeno una sistemazione delle
piante, come se la contemplazione delle rovine fosse lunica esperienza
significativa possibile. Il progettista assume un ruolo di custode della
memoria e la sua firma sono alcuni oggetti tecnologici (ascensori, padiglioni),
volutamente hi-tech e del tutto estranei allambiente.
sogno
Un solo progetto si confronta esplicitamente
con il sogno, proponendo nel giardino per il nonno e il nipotino
unavventura pop caotica, ma attualissima. Apre così una serie
di questioni su cui i progettisti di giardini devono necessariamente meditare.
Il progetto pone anzitutto il problema dellicona e quello collegato
del programma simbolico del giardino. Troppo affrettatamente la teoria della
costruzione dei giardini ha abbandonato questa linea di lavoro. E
interessante che proprio questelemento, espunto dei giardini seri
e dai giardini pubblici, torni invece con un successo travolgente in tutte
le iniziative commerciali.
Siamo costretti a confrontarci con i giardini eretici, chiassosi, controversi,
veri outsider della storia dei giardini (Bomarzo, Disneyland, ma anche le
esperienze italiane recenti a Collodi o di Tonino Guerra). Il giardino costruito
su un tema (come la musica a tema) suona male ad un orecchio post-romantico,
che chiede emozioni sottili ed aniconiche, ma ha legittimità ed una
lunga e ricca tradizione.
Infine dobbiamo riconoscere nel gioco un elemento basilare del giardino,
dalle astuzie inattese manieriste e barocche, al vivere allaperto
orientale e poi impressionista, fino alla ricerca del nuovo ed alla centrifugazione
dei sensi del parco di divertimenti attuale.
sovrascrivo
La tentazione più grande è quella di sovrascrivere, di imporre
un disegno diverso al giardino. Nella forma più semplice è
il tentativo, dopo essersi resi conto della difficoltà della lotta
con la struttura fossile rimasta, di oggettivare alcune questioni e di dare
loro forma sensibile.
Il giardino dei sensi moltiplica ed oggettivizza le emozioni; la sovrascrittura
con una griglia diversa rimanda ad una lettura complessa per strati, come
lincrostazione su un oggetto rimasto a lungo in mare. Costringere
il visitatore a protendersi fuori, provando la vertigine, rovescia la logica
della visione propria del giardino attuale. E una sorta di riduzionismo,
che individua nel progetto un unico problema ed a questo dà forma.
E un atteggiamento che porta quasi necessariamente verso una interpretazione
barocca, dove sono rappresentati la ripetizione enfatica, lapparire
diverso dallessere, la meraviglia, lhorror vacui.
4. Perché restaurare
Dal bando di concorso:
Il giardino dei rododendri potrebbe essere un tema affascinante
per i progettisti e di sicuro interesse per i visitatori. Permetterebbe
di fissare con unicona la particolarità del giardino rinato,
legandolo alle montagne circostanti ed a piante molto amate.
I giardini della Valdadige
Le cure degli abitanti della Valdadige sono interamente rivolte allo straordinario
giardino, lungo oltre duecento chilometri, formato dal vigneto. Costruito
con pochissimi elementi ripetuti ed adattati al terreno, appare incredibilmente
vario e piacevole. I giardini formali sono pochi, anche in una piccola
capitale di lunga tradizione come Trento, e così i giardini pubblici,
salvo lungo le rive vincolate ed improduttive dei fiumi.
Ovunque il giardino entra in conflitto con gli altri usi del suolo: il
terreno è poco e caro. La zona produttiva storica coincide con
il vigneto, quella strappata alla palude con le città, le industrie
ed il frutteto, il resto è bosco. Linteresse per la forma
del paesaggio costruito si sviluppa e si esaurisce nel vigneto e la conformazione
del territorio rende ovvia una maggior attenzione per il paesaggio naturale.
Anche questa è una conquista culturale faticosa e per di più
abbastanza recente: ha poco più di cento anni. Come conseguenza,
la forma tipologica prevalente è quella del percorso, piuttosto
che quella del luogo separato.
Ma non avviene per caso che una struttura dimenticata e sepolta sotto
gli alberi esca fuori. Esistono frammenti di un discorso culturale che
possono essere riportati al giardino: linteresse per la curiosità
botanica, lamore per gli spazi aperti, un modo di vita altamente
formalizzato, che storicamente ha sempre trovato nel giardino uno dei
suoi spazi delezione.
E necessario che queste tendenze si cristallizzino e si organizzino,
affinché possano nascere nuovi giardini. Si ritiene che un giardino
sia una struttura costosa: in realtà costa molto meno di una scuola
e più o meno come una strada semplice. Sarebbe più corretto
affermare che il giardino non è una voce prioritaria nei bilanci
comunali, come invece era allinizio dello scorso secolo. Il giardino
ha anche un altro grave difetto: richiede una manutenzione costante ed
una struttura efficiente di servizio. Esiste un problema di costi, ma
anche di organizzazione: è paradossale, ma il nostro paesaggio
ci dice continuamente che dove un solo contadino riesce a produrre, salvaguardare
il territorio e mantenere una immagine gradevole, dieci impiegati comunali
si trovano invece in difficoltà.
Buoni motivi per la rinascita.
Il motivo migliore per una rinascita del giardino Bortolotti è
dato dalla permanenza del suo scheletro fossile. Esso è lì
a testimoniare che non ci sarà bisogno di lottare con la tutela
del paesaggio, con le perplessità per i rischi geologici o laccessibilità
degli handicappati. Bisognerà risolvere questi problemi, ma senza
che essi siano pregiudiziali. Quanto ai finanziamenti, nelle province
autonome normalmente non costituiscono un problema.
Il turismo della Valdadige nei prossimi anni avrà alcune caratteristiche,
che già ora appaiono abbastanza chiare:
- per una popolazione che invecchia rapidamente, ha tempo libero ed una
certa disponibilità economica si tratta di una meta eccellente,
se è opportunamente attrezzata. Molte aree dipendono già
ampiamente nella loro economia da un turismo pacato e fedele;
- la valle costituisce ununità omogenea e ben riconoscibile;
può essere visitata in auto o in bicicletta, ma è importante
che possa contare su punti di riferimento individuabili;
- la valle deve ottenere lattenzione delle migliaia di macchine
che periodicamente lattraversano.
Come ottenere le stellette merita il viaggio? La valle si
sta già attrezzando: il museo di Rovereto, la cantina di Lavis,
lorto botanico di Merano, il futuro museo della montagna di castel
Firmiano a Bolzano. I Ciucioi potrebbero diventare un altro
tassello di questo disegno. La struttura aiuta: è curiosa quasi
come Bomarzo e interessante quasi come le Isole borromee, e potrebbe utilmente
essere collegata alle cave della val di Cembra e ai vigneti. Occorre però
qualcosa di unico, che li distingua: tutti gli iris o i rododendri (io
preferisco i rododendri).
|
|
|