Emanuela Cattelan
Rododendri
   

“Alberi delle rose” (in greco “rodon”, rosa e “dendron”, albero) o “rose delle Alpi” (Alpenrose) per gli Anglosassoni ed i Tedeschi, i rododendri sono piante molto antiche, potendone reperire i resti fossili risalenti a 50 milioni di anni fa, sia in Europa sia in Nord America.
Le 800 specie che costituiscono il genere Rhododendron, appartenente alla famiglia delle Ericaceae, sono tutte originarie dell’emisfero nord della Terra.
Nelle regioni himalayane (Tibet, Nepal, Cina) si trova la maggior concentrazione di specie, circa 300. Numerose altre specie sono originarie del Giappone dell’Europa, del Canada e degli Stati Uniti.
Le caratteristiche ecologiche e climatiche dei luoghi di origine dei rododendri prevedono piovosità abbondante e ben distribuita nelle stagioni, clima complessivamente freddo ed umido, suoli freschi ed acidi.
Anche nelle zone temperate comunque i rododendri riescono ad esprimere al meglio le loro potenzialità.
La prima citazione del rododendro si deve al naturalista latino Plinio (Naturalis Historia, Libro XVI), che tuttavia confonde queste piante con l’oleandro (Nerium oleander).
Nel corso del ‘500 molti naturalisti tentarono di descrivere queste piante, chiamandole però con altri nomi, quali Cistus o Chamaecistus.
Fu Andrea Cisalpino, nel 1583, a creare il genere Rhododendron nel suo “De plantis”, confermato poi da Linneo nel 1753.
Quest’ultimo tuttavia creò anche il genere “Azalea”, nel quale riunì 6 specie e che rimase distinto fino al 1891.
In questa data i botanici stabilirono che non sussistevano differenze tali da giustificare l’esistenza di due generi distinti. Tutte le specie vennero riunite nel genere Rhododendron, mentre la distinzione fra azalee e rododendri rimane ancora oggi solo a livello commerciale e nel linguaggio comune.
E’ importante quindi ricordare che per i botanici azalee e rododendri sono la medesima cosa.


Nella tabella seguente sono indicate le differenze più evidenti, fra rododendri ed azalee, che si ripercuotono sul loro aspetto complessivo, e quindi anche sulle loro caratteristiche ornamentali, con riflessi nella possibilità d'utilizzo in associazione o meno con altre piante in un giardino:

Caratteristiche Rododendro Azalea
Dimensioni più elevate, portamento espanso più limitate, portamento più raccolto
Foglie grandi e sempreverdi piccole, in parte o completamente caduche (*).
Fiori corolle ampie, dieci stami corolle contenute, cinque stami.

(*) le azalee si distinguono in:


-caducifoglie: rientrano in questo gruppo le Azalee mollis, selezionate a partire da Rhododendron japonicum; piante d'altezza limitata (120-150 cm), a portamento compatto, rustiche, con fiori piccoli e di colore brillante, sui toni del giallo e del rosso-arancio.
- sempreverdi: alcune sono veramente tali, in altre il fogliame autunnale si colora di giallo o rosso bruno, mentre in altri casi cadono le foglie basali, ma permangono quelle vicino ai fiori, prodotte dalle piante in estate. Nel gruppo delle azalee sempreverdi rientrano Azalea indica e Azalea japonica. Le prime prendono il nome da Rhododendrum indicum, introdotto in Europa nel 1600 (per Linneo appunto Azalea indica), e sono le varietà che fioriscono, grazie alla forzatura, in inverno. Esistono numerose varietà e molti ibridi, in genere denominate in relazione al colore del fiore.

Molti di questi ibridi sono stati creati sul Lago Maggiore a partire dall’Ottocento. Queste piante, seppure siamo abituati a vederle quasi come piante d’appartamento, possono crescere fino a 3-4 m, anche rapidamente, ma sono in ogni caso piante delicate.


Azalea japonica invece è stata ottenuta da Rh. kiusianum, Rh. kaempferi e Rh. obtusum; sono piante meno delicate, molto variabili per dimensioni e persistenza delle foglie, raramente a fiore bianco.
Entrambi i gruppi presentano in ogni modo svariati colori dei fiori, bianco lilla, rosa, rosso e arancio.

Il genere Rhododendron è molto articolato e la descrizione delle specie può essere solo approssimativa.
I botanici hanno comunque suddiviso il genere in 43 gruppi, chiamati in termine tecnico “serie”.
L’elemento morfologico, fenotipico, sul quale si fonda la ripartizione è la presenza o meno di squame sui rametti, sulle foglie e sui fiori.
In presenza di squame su questi organi i rododendri prendono il nome, in inglese, di Lepidote (da “lepide”, squamoso o scaglioso); i rododendri privi di squame si chiamano Elepidote.
Questi termini divengono, in latino, rispettivamente, Lepidoton ed Elepidoton.
La divisione fra questi due gruppi è completa anche a livello genetico, poiché non è possibile l’ibridazione fra rododendri appartenenti ai due diversi gruppi.
L’interesse verso i rododendri deriva dalla bellezza dei fiori e del fogliame, persistente, e dalla numerosità delle varietà: esistono rododendri alti pochi centimetri ed altri a portamento arboreo.
Il grande valore ornamentale deriva tuttavia dalla morfologia del fiore e dalla presenza di diversi tipi di infiorescenze.
Botanicamente, il fiore del rododendro è attinomorfo o zigomorfo, tetramero o pentamero.

Osservando il fiore di fronte si osserva cioè che si hanno più piani di simmetria (fiore attinomorfo) o un solo piano di simmetria (fiore zigomorfo).

 

Fiore Attinomorfo

 

Simbologia nella formula fiorale:

(fiore simmetrico)

I fiori, imbutiformi o campanulati, sono costituiti da petali saldati insieme (fiore gamopetalo) con forma di coppa o, appunto, d'imbuto dai quali spesso sembrano sorgere direttamente gli stami.
Le gamme dei colori sono molteplici, andando dal bianco puro, ai gialli, ai rossi, agli arancioni, ai rosa, talora con screziature e macchiettature. Poche sono le specie profumate.
I fiori sono solitari oppure, molto più frequentemente, riuniti in infiorescenze, spesso terminali (collocate all’estremità distale del ramo).
Le infiorescenze sono ombrelle (o ombrelle racemose) o racemi.

 

Ombrella Racemo

La prima specie coltivata sembra essere stata Rh. hirsutum in Gran Bretagna, specie indigena nelle Alpi orientali, seguita da quattro specie nord americane, introdotte fra il 1650 ed il 1750.
Dal 1750 al 1850 furono introdotte le prime poche specie asiatiche; a partire dal 1850, alcuni naturalisti si dedicarono a ricerche sistematiche in vastissime zone asiatiche.
L’esplosione della coltivazione si ha perciò nell’Ottocento, quando iniziano anche le ibridazioni tra specie.

I rododendri e le azalee hanno caratterizzato fortemente i giardini dei grandi laghi, dove sono stati introdotti dagli Inglesi, amanti e cultori di queste piante, già nel XVI secolo.
Nell’Ottocento giungono in Europa R. caucasicum, R. catawbiense, R. arboreum, R. molle (progenitore delle Azalee mollis), ed inizia, in modo consistente, il paziente e sapiente lavoro di ibridazione.
Le specie coltivate ampiamente all’inizio del ‘900 erano solo una decina, mentre le specie note erano circa 350.
Proprio con la coltivazione dei rododendri si sviluppa la floricoltura lacustre, tuttora famosa per le piante acidofile (camelie, kalmie, pieris, skimmie, ortensie, ecc.), favorita dal clima mite. Fin dal secolo scorso e a tutt’oggi, si può quindi assistere nel periodo della prima primavera a spettacolari fioriture multicolori sia nei giardini delle ville, sia nei campi delle aziende dove queste piante sono coltivate, prodotte ed ancora ibridate.
La gamma dei colori, dei cromatismi, delle dimensioni, delle epoche di fioritura, del portamento, del colore delle foglie si può ritenere quasi infinita.
Proprio per queste caratteristiche, è necessaria la conoscenza delle proprietà desiderate per l’inserimento nei giardini, insieme con altre piante, che va ben oltre la scelta del colore del fiore.
Le opportunità di decorazione del giardino che i rododendri ci offrono sono molteplici, considerando anche che si tratta di piante che se collocate e trattate opportunamente, sono longeve, a crescita relativamente rapida e senza eccessive difficoltà di coltivazione.

In generale preferiscono una leggera ombra, e questo è abbastanza intuibile poiché molte specie, nelle zone d'origine vivono ai margini di boschi di conifere o in ogni caso di radure boscose; tuttavia, considerato il grande areale d'origine, esiste un certo numero di varietà che tollerano anche il caldo ed il sole.
La loro molteplicità consente d'utilizzarli sia in grandi parchi, in giardini, ma anche in quelli piccoli, come nel verde delle terrazze poiché s'adattano bene alla coltivazione in vaso, essendo l’apparato radicale di dimensioni limitate e non eccessivamente espanso.
In natura esistono specie che raggiungono dimensioni ragguardevoli, come R. arboreum, alto fino a 20 m, ma in generale gli ibridi più diffusi non superano i 2-3 m, mentre per le azalee, come già indicato, nella maggior parte dei casi si giunge a 120-150 cm.

Il lavoro paziente, sapiente ed appassionato dei floricoltori e degli ibridatori ha recentemente prodotto anche varietà ed ibridi che hanno naturalmente portamento compatto e si prestano bene alla cimatura, in modo tale che si possono utilizzare per costituire piccole siepi e per creare forme geometriche sferiche e semisferiche, richiamando e riproponendo forme di allevamento amate e diffuse proprio nei giardini lacustri.
In linea generale la fioritura avviene in aprile per le azalee ed in maggio per i rododendri.

CLIMA: prediligono clima fresco e con piovosità abbondante ma ben distribuita; per questo motivo sono diffusi principalmente nell’Italia Centro settentrionale; la maggior parte tollera temperature minime fino a -15, -20 °C, tuttavia questo aspetto deve essere valutato di volta in volta in relazione alla varietà che si desidera utilizzare, poiché alcune soffrono già a -5 °C.
Le basse temperature possono essere dannose soprattutto nelle fasi giovanili, quando la pianta non ha ancora sviluppato una chioma capace di proteggere il colletto e le radici. I luoghi prediletti sono comunque i giardini lacustri, dove le asperità climatiche sono contenute, ma i rododendri, considerando come sempre attentamente le loro caratteristiche biologiche, sono utilizzabili anche in città e certamente nei giardini di montagna, dove si possono utilmente e gradevolmente accostare ad altre acidofile, a perenni di ambiente montano, e alle conifere, anche nane.

TERRENO: i rododendri richiedono terreno acido (pH 5 - 5.5); in presenza di terreni molto argillosi o alcalini, tali che la correzione del pH sia difficile e/o costosa, si può ricorrere alla coltivazione in vaso o in aiuole rialzate. Se l’aiuola è di materiale lapideo, ovviamente la pietra non deve essere calcarea. Nel caso di coltivazione in contenitore, indicativamente il suo diametro dovrà essere circa la metà del diametro della chioma, poiché, come già indicato, l’apparato radicale non è eccessivamente espanso.

ACQUA: il terreno deve essere sempre umido, ma non saturo d’acqua. L’acqua da distribuire ovviamente non deve essere calcarea. Vantaggiosa è la pacciamatura con corteccia o aghi di pino o foglie, in modo da limitare la perdita d’acqua per evaporazione dal suolo, mantenendolo contemporaneamente fresco e soffice.
Queste piante reagiscono rapidamente alla carenza d’acqua, ripiegando le foglie.

ESPOSIZIONE: preferita l’ombra leggera, poiché, a parte per quelle varietà più tolleranti, i fiori sfioriscono prima e la richiesta d’acqua è ovviamente maggiore in pieno sole.
Per le varietà e gli ibridi di più delicati e con fioritura precoce, sarà opportuno non esporre ad est, per il pericolo delle gelate tardive. In questa posizione, infatti, i primi raggi di sole bruciano le piante coperte di brina.

POTATURA: i rododendri non necessitano di potatura, se non per la pulizia da rami secchi, esili, danneggiati o troppo accresciuti.

 

Ovviamente, nelle azalee a portamento compatto, o che tollerano la cimatura, si interviene invece dopo la fioritura per mantenere la forma desiderata.
In tutte queste piante è invece fondamentale eliminare i fiori appassiti, poiché in questo modo si favorisce la fioritura futura.

 

Alcune specie


Rh. augustinii, scoperto nel 1886 in Cina, in zone montuose fra i 1300 e i 1400 m s. l. m., in radure ai margini dei boschi; l’altezza è variabile da 1 a 10 m, la pianta è sempreverde, con fiori raccolti in racemo o ombrella di 2-6 fiori. La specie è molto variabile a causa del grande areale di origine, perciò anche il colore varia dal bianco al rosa al lilla. Ovviamente queste caratteristiche sono state molto utili in orticoltura.
Rh. concatenans: origine in Tibet; sempreverde a foglie glauche, azzurre, che rimangono tali anche sulla pianta adulta; su di esse spiccano i fiori arancio chiaro.
Rh. davidsonianum: nelle zone di origine (Cina) si trova anche in areali aridi, e quindi predilige posizioni soleggiate; l’altezza varia da 60 cm a 5 m, la corolla è bianca, rosa, malva o lilla. In Italia raggiunge altezza massima di 3 m, con portamento espanso, ampio ed eretto.
Rh. ferrugineum: Italia; di altezza limitata, sempreverde, a fiori rosa porpora, cresce nei terreni acidi.
Rh. hirsutum: Italia; alto non più di un metro, vive spontaneamente sopra i 1200 m, ai bordi dei boschi, in terreni calcarei.
Rh. imperator: rododendro sempreverde, nano (h. 30 cm), espanso, con fiori rosa malva, adatto al giardino roccioso.
Rh. lutescens: zona di origine regione dello Yunnan; i fiori sono esclusivamente gialli, talvolta con macchiettature verdi, che spiccano sul fogliame verde oliva. Fiorisce già a fine febbraio - inizio marzo; raggiunge i tre metri d’altezza.
Rh. maximum: specie di origine statunitense, può raggiungere l’altezza di 12 m, è stato introdotto in Europa, nel 700.
Rh. ponticum: origine in Spagna ed in Portogallo; sempreverde a fiore porpora, molto rustico.
Rh. radicans: rododendro nano, alto solo 10 cm, sempreverde; adatto al giardino roccioso in zone fresche.
Rh. sinogrande: Birmania, spettacolare perché ha foglie lunghe 80 cm e larghe 30 cm, con fiori bianco crema a macchie cremisi: prezioso e raro, è presente all’Isola Madre.
Rh. triflorum: molto mutevole, fiore sui toni del giallo. La coltivazione è stata iniziata alla metà del secolo scorso; il portamento è eretto, medio piccolo; la fioritura è tardiva, da fine maggio a fine giugno.
Rh. wongii: altezza 0.5-2 m, fiori gialli, talmente rustico che viene utilizzato nei giardini rocciosi dei paesi scandinavi.

 

Specie a fiore profumato:

Rh. auriculatum: di origine cinese, questo rododendro diviene un arbusto o un piccolo albero, alto fino a 3 m, con fiori bianchi soffusi di rosa e profumati.
Rh. bullatum: fiori bianco crema soffusi di rosa con profumo simile alla noce moscata; h e diametro 2-2.5 m.
Rh. crassum: fiori bianchi; h. 5 m, diametro 2-2.5 m.
Rh. decorum: fiori rosa pallido o bianco; h e diametro 3-4 m; specie rustica fra quelle profumate, teme il sole del primo mattino.
Rh. griffithianum: fiore bianco soffuso di rosa; h 6 m, diametro 3-5 m.

 

 

 

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